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venerdì 30 dicembre 2011

Marcia della Pace

1 Gennaio 2012 Rimini


dall'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con Ufficio Pastorale Giovanile e Ufficio Pastorale Sociale della Diocesi di Rimini

“Cari amici, la creazione di Dio è unica ed è buona. Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l’umanità”. “Siate, dunque, sempre e dappertutto strumenti di pace, rigettando con decisione l’egoismo e l’ingiustizia, l’indifferenza e l’odio, per costruire e diffondere con pazienza e perseveranza la giustizia, l’uguaglianza, la libertà, la riconciliazione, l’accoglienza, il perdono in ogni comunità”. (Benedetto XVI ai giovani)

Il messaggio della giornata mondiale della pace del 1° Gennaio 2012 ha per titolo
“Educare i giovani alla giustizia e alla pace”.
Questo tema è quanto mai attuale perché si rende urgente la costruzione di un mondo ed una società fondate sulla giustizia e sulla pace. A tale sfida è fondamentale rispondere insieme ai piccoli ed ai giovani a partire da oggi, dato che la costruzione del domani comincia da oggi e non può prescindere da loro.

“Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono, non c’è futuro senza ciascuno”: queste parole possono fare da slogan ad un impegno concreto che coinvolga tutti.


La Comunità Papa Giovanni XXIII, con i suoi giovani, propone, alla chiesa locale nelle sue varie realtà e a tutti i cittadini di buona volontà, di aderire e partecipare alla
MARCIA DELLA PACE
che si svolgerà il 1° Gennaio 2011 con partenza dal campo sportivo della Chiesa di San Nicolò (vicino alla stazione ferroviaria) alle 15,00 e termine alle 17,00.

Si passerà accanto ad alcuni luoghi significativi della solidarietà come risposta alle povertà vecchie e nuove, della integrazione nella legalità con i tanti stranieri presenti a Rimini, della nonviolenza e della pace come alternativa all'uso delle armi e alle guerre.

Al termine della marcia, per chi vuole, ci si ritroverà in Duomo alle 17,30 per la S. Messa celebrata dal Vescovo Francesco.

In caso di maltempo l'evento si svolgerà ugualmente.

Speciale sulla marcia per la Pace
realizzato da Loris Menghi
verrà trasmesso su Icaro TV (canale 91)
Martedì 3 Gennaio alle ore 18.50
e in replica
Mercoledì 4 Gennaio alle ore 21.00



Accendiamo la PACE 
In cammino attraverso realtà di giustizia e solidarietà della nostra città

Traccia (sintesi)

Lettura dal Messaggio di Papa Benedetto XVI per la 45° Giornata Mondiale della Pace 2012
«La pace non è la semplice assenza di guerra e non può ridursi ad assicurare l’equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l’assidua pratica della fratellanza». La pace è frutto della giustizia ed effetto della carità. La pace è anzitutto dono di Dio... in Lui c’è un’unica famiglia riconciliata nell’amore.
Ma la pace non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire. Per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti.


Accensione delle fiaccole che apriranno il corteo

Lettura dal un articolo di Václav Havel a 15 anni dalla rivoluzione di velluto di Praga
Se non intendiamo essere travolti da forze sconosciute, i principi di libertà, eguaglianza e solidarietà - fondamenti stessi della stabilità e della prosperità delle democrazie occidentali - devono iniziare a essere applicati a livello planetario. Cosa ancor più importante, oggi è indispensabile, come già in epoca comunista, non perdere fiducia nell'importanza dei centri alternativi di pensiero e di azione civile. Non dobbiamo consentire di essere manipolati al punto da essere indotti a credere che i tentativi di cambiare l'ordine «costituito» e le leggi «incontestabili» non hanno importanza. Cerchiamo piuttosto di realizzare una società civile a livello globale, e ricordiamoci di insistere su un punto: la politica non è soltanto l'aspetto tecnologico del potere. La politica deve avere una dimensione morale.

Durante il Cammino (le tappe per incontrare significative realtà di pace).
La Marcia sarà accompagnata dal canto e ad ogni realtà visitata, dopo una breve presentazione, viene affidata una fiaccola…

1 - Capanna di Betlemme alla Stazione Ferroviaria
La stazione è punto dì incontro per i senza fissa dimora. Tutte le sere dell’anno i volontari della Capanna di Betlemme (casa della Com. Papa Giovanni XXIII) vanno ad incontrare quanti non hanno dove dormire offrendo loro un letto ed il calore di una famiglia.

2 – Operazione Colomba in Via Mameli
È il corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII: opera in aree di guerra per condividere la vita con le vittime dei conflitti e per cercare alternative concrete alla violenza delle armi. Attualmente presente in Palestina/Israele, Colombia e Albania.

3 – La Casa della Pace, della Solidarietà e dei Diritti Umani in Via Tonini
È coordinamento permanente di associazioni impegnate sui temi della pace, della cooperazione e solidarietà internazionale, e dei diritti umani, aperto a chiunque ne condivida la Carta degli intenti. Attualmente è molto coinvolta in attività a favore degli immigrati.

4 – Centro Giovani RM 25 in Corso d’Augusto
È luogo di aggregazione giovanile per giovani italiani e stranieri. Ci si incontra per divertirsi, socializzare, inventare e proporre attività supportati da docenti esperti e preparati. I corsi sono gratuiti e aperti a tutti coloro che ne hanno voglia…

5 – Equamente in Piazza Cavour
È una manifestazione promossa dalla Coop. Soc. “Pacha Mama” nel periodo natalizio nel centro storico di Rimini. Comprende una mostra-mercato del commercio equo e solidale, rappresentazioni teatrali, concerti, proiezioni e incontri di approfondimento dedicati a temi del commercio equo, della cooperazione internazionale, della conoscenza delle diverse culture del mondo, della pace.

Lettura dal Messaggio di Papa Benedetto XVI per la 45° Giornata Mondiale della Pace 2012
La pace per tutti nasce dalla giustizia di ciascuno e nessuno può eludere questo impegno essenziale di promuovere la giustizia, secondo le proprie competenze e responsabilità. Invito in particolare i giovani, che hanno sempre viva la tensione verso gli ideali, ad avere la pazienza e la tenacia di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è giusto e vero, anche quando ciò può comportare sacrificio e andare controcorrente…

Canto a canone da riprendere dopo ogni Intenzioni di Pace (presentate dai rappresentanti di ogni Centro di pensiero e azione di Pace)

Ad ogni intenzione una fiaccola viene deposta nel Braciere della Pace

Lettura da “Verso una nuova solidarietà” – Lettera per il 2012 di Frere Alois priore di Taizé
Affinché una nuova solidarietà fra gli esseri umani fiorisca ad ogni livello, nelle famiglie, nelle comunità, nelle città e nei villaggi, fra i paesi ed i continenti, sono necessarie decisioni coraggiose. Per creare nuove solidarietà, non è forse venuto il momento di scoprire ancor di più le fonti della fiducia? (…) La fiducia non è ingenuità cieca, non è una parola facile, è il risultato di una scelta, il frutto di una lotta interiore.
La pace mondiale inizia nei cuori. Per avviare una solidarietà, andiamo verso l’altro, talvolta a mani vuote, ascoltiamo, cerchiamo di capire colui o colei che non la pensa come noi… e già una situazione di stallo può trasformarsi. Cerchiamo di essere attenti ai più deboli, a coloro che non trovano lavoro… La nostra attenzione ai più poveri può esprimersi in un impegno sociale. Essa è, ad un livello più profondo, un’attitudine di apertura verso tutti: anche i nostri vicini, in un certo senso, sono dei poveri che hanno bisogno di noi.

Canto per accompagnare il gesto della Consegna dei Fiammiferi per accendere la Pace là dove siamo

Lettura della Poesia “Il Nome della Pace” di Arnaldo De Vidi, poeta e missionario in Brasile
Sui miei quaderni di scolaro ti ho disegnato:
bianca colomba in cieli azzurri sopra fioriti colli; sui muri come graffiti e sui poster presso il letto;
sui quadri degli avvisi nelle accademie e nelle chiese,sulle prore di caravelle e paranze
io scrivo il tuo nome.
Sulle spiagge coi castelli di sabbia, sui gioghi dei monti con gli abeti, sui sogni delle aurore,
sui rossi pennacchi dei tramonti, sull’aroma di sandalo dei passi,
sulle icone di antichi santuari, sul largo letto d’acqua dolce, sul fiume eterno degli amori,
io scrivo il tuo nome.
Sulle febbri dei ribelli, sul pane scuro dei poveri, su ogni stracciata bandiera, sulle più accese speranze,
sulla filigrana argento della luna, sulle campane di nebbia, sui rubini del melograno, su pergamene sigillate a sangue,
io scrivo il tuo nome.
Sui sentieri del bosco remoto, sull’enigma del mio specchio, sull’assenza che sgomenta, sugli sciocchi rimpianti,
sui miei pensieri bambini, sulla nudità dell’anima, nel cuore della mia fede, in Dio padre e madre,
io scrivo il tuo nome: Pace!

Canto Finale e Saluto reciproco con un abbraccio di pace


CANTI per accendere la PACE
EVENU SHALOM ALEJEM (tradizionale ebraico)
GIVE PEACE A CHANCE (John Lennon)
WE SHALL OVERCOME (spiritual)
SHALOM (RnS – Conte/Ferrante)
IN QUESTA OSCURITÀ (Taizè)
GIROTONDO (Fabrizio DeAndre')
KUMBAYA (Joan Baez - Traditional)
LA TENEBRE (Taizè)
IL DISERTORE (Ivano Fossati)
FREEDOM (spiritual)
C’È SOLO LA STRADA (Giorgio Gaber)
WHEN THE SAINTS GO MARCHING IN (Louis Armstrong)
LA LIBERTA’ (Spiritual)
BLOWIN' IN THE WIND (Bob Dylan)
LA GUERRA DI PIERO (Fabrizio De André)



Spezza le catene!
da Giancarlo Grano di Potenza

Un invito e un augurio per la celebrazione della 45^ Giornata Mondiale della Pace

Il titolo dato alla veglia “SPEZZA LE CATENE” allude alla necessità di “scatenare” il protagonismo responsabile dei giovani liberando le loro energie positive, le loro speranze e potenzialità, perché nessuno sia irretito nell’avido e impaurito mondo degli adulti, e sappia andare oltre gli atteggiamenti di indignazione sterile.

Il Messaggio del Papa sarà presentato in forma dialogica, partendo da alcune delle esigenze più avvertite dai nostri giovani, dai precari, dai lavoratori costretti a emigrare e dagli sposi alle prese con l’educazione delle giovani generazioni. Al termine della Veglia i partecipanti saranno quindi invitati a gettare nel fuoco le catene della ingiustizia, dell’odio e dell’ignoranza del bene comune.

PROGRAMMA 1 gennaio 2012:
ore 17,00 - Accensione del falò sul sagrato della chiesa ‘Gesù Maestro’ - Potenza - Rione Macchia Romana
ore 17,30 - Canti, preghiere e riflessioni... per spezzare insieme le catene dell’ingiustizia e dell’odio
ore 18,00 - Celebrazione Eucaristica presieduta da s.e. mons. Agostino Superbo

Tutti SIAMO invitati A INIZIARE IL NUOVO ANNO 2012 NEL SEGNO DELLA PACE!

TRACCIA per 45^ Giornata Mondiale della Pace
- POTENZA – SAGRATO CHIESA DI GESÙ MAESTRO
Educare i giovani alla Giustizia e alla Pace

1. Partire dai Giovani
GUIDA Il Messaggio per la 45^ Giornata della Pace è presentato in prospettiva educativa: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Esso si rivolge anzitutto ai giovani, per il loro insostituibile contributo alla costruzione della Pace. Il Papa pensa che la loro spinta ideale possa offrire nuova speranza al mondo… L’educazione, dice il Papa, è la ”avventura” più affascinante e difficile. Un’avventura che deve far collaborare famiglie, istituzioni, politici e mass media, e deve mettere in gioco gli adulti che non possono limitarsi a dettare regole o a dispensare semplici informazioni. Un’avventura che richiede testimoni che vivono per primi il cammino che propongono... Simbolicamente abbiamo legato le nostre mani con il segno delle catene; esse rappresentano i ceppi che chiudono nell’individualismo, nell’odio e nell’ignoranza del bene comune. Ora leggeremo alcuni brani del Messaggio, in risposta alle attese che abitano soprattutto nel cuore dei giovani ... Il Papa ci ricorderà la forza liberante dell’Educazione, per cui alla fine potremo gettare nel falò le nostre catene.

2. Educare alla Libertà nella Verità
GUIDA Benedetto XVI continua la sua riflessione, affermando il legame della Pace con due valori, tra loro inscindibili, la Verità e la Libertà. Davanti a quelle che possono essere le legittime domande di due genitori, il Papa chiede anzitutto di recuperare il significato di Libertà; questa non è assenza di vincoli, dominio del libero arbitrio o assolutismo dell’Io. Solo l’uomo che capisce di non essere “assoluto” sciolto da ogni relazione, l’uomo che avverte l’interdipendenza con gli altri, raggiunge la Libertà. In fondo solo l’uomo “relazionale” che vive in rapporto con gli altri e, soprattutto, con Dio, può dirsi veramente libero. E questo è anche, dice il Papa, il fondamento di ogni vera educazione.

3. Educare alla Giustizia e alla Pace
GUIDA Il Papa lega strettamente tra loro il bene della Pace e quello della Giustizia, quasi riecheggiando S. Tommaso e il Magistero della Chiesa: “Vera Pace è cosa piuttosto di Carità, che di Giustizia, perché alla Giustizia spetta solo rimuovere gli impedimenti della Pace: l'offesa e il danno; ma la Pace stessa è atto proprio e specifico di Carità”. La Pace è in pericolo se all'uomo non è riconosciuto ciò che gli è dovuto in quanto uomo, se non viene rispettata la sua dignità e se la convivenza non è orientata verso il bene comune. Per costruire una società pacifica e per lo sviluppo integrale di individui, popoli e Nazioni, è essenziale la difesa e la promozione dei diritti umani ... e tra questi è fondamentale il diritto al lavoro. Esso è un bene di tutti e deve esso deve essere disponibile per chiunque ne sia capace e specie per le giovani generazioni. Ricordiamo che la considerazione delle implicazioni morali che la questione del lavoro comporta nella vita sociale ha indotto il Magistero ad additare la disoccupazione come una «vera calamità sociale»!

4. Alziamo infine gli occhi a Dio
GUIDA A conclusione Benedetto XVI torna di nuovo a rivolgersi direttamente ai giovani, invitandoli ad essere coscienti delle loro risorse, per essere (essi!) di esempio e di stimolo agli adulti e contribuire a superare l’attuale situazione. Quanto più essi desiderano un futuro migliore, tanto più hanno il dovere di rifuggire le logiche dell’ingiustizia, della corruzione e della clientela. Il Papa assicura che i giovani hanno dalla loro parte la Chiesa e l’aiuto di Dio che sempre rinnova la faccia della terra attraverso le giovani generazioni. Per esprimere fiducia anche noi nella forza liberante dell’Educazione, al termine della Veglia getteremo le nostre catene nel falò.

A QUESTO PUNTO TUTTI SI LIBERANO DALLE CATENE GETTANDOLE NEL FALÒ ED ENTRANO IN CHIESA PER INVOCARE IL DONO DELLA PACE NELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA





Incontri di pace
Segnalato da Chiara Burani che vi parteciperà


Questo è il cartellone della proposta. Quest’anno la diocesi di Reggio Emilia, alla vigilia della Giornata Mondiale per la Pace del 1° gennaio 2012, propone due appuntamenti sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”:
- la partecipazione alla Marcia nazionale per la pace a Brescia, rivolta in modo particolare ai giovani;
- la veglia di preghiera in Cattedrale a Reggio Emilia, alle ore 21.30, con testimonianze e segni, organizzata in comunione con quanti andranno a Brescia.
Siete tutti invitati!


44ª MARCIA NAZIONALE PER LA PACE
Brescia 31 dicembre 2011

Marcia nazionale organizzata dalla Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, la Caritas Italiana, la diocesi di Brescia e Pax Christi Italia

Il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto il seguente tema per la celebrazione della 45ª Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2012: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Il tema entra nel vivo di una questione urgente nel mondo di oggi: ascoltare e valorizzare le nuove generazioni nella realizzazione del bene comune e nell'affermazione di un ordine sociale giusto e pacifico dove possano essere pienamente espressi e realizzati i diritti e le libertà fondamentali dell'uomo.
Risulta quindi un dovere delle presenti generazioni quello di porre le future nelle condizioni di esprimere in maniera libera e responsabile l'urgenza per un "mondo nuovo". La Chiesa accoglie i giovani e le loro istanze come il segno di una sempre promettente primavera ed indica loro Gesù come modello di amore che rende «nuove tutte le cose» (Ap 21,5).
I responsabili della cosa pubblica sono chiamati ad operare affinché istituzioni, leggi e ambienti di vita siano pervasi da umanesimo trascendente che offra alle nuove generazioni opportunità di piena realizzazione e lavoro per costruire la civiltà dell'amore fraterno coerente alle più profonde esigenze di verità, di libertà, di amore e di giustizia dell'uomo.
Di qui, allora, la dimensione profetica del tema scelto dal Santo Padre, che si inserisce ne solco della "pedagogia della pace" tracciato da Giovanni Paolo II nel 1985 («La pace ed i giovani camminano insieme»), nel 1979 («Per giungere alla pace, educare alla pace») e nel 2004 («Un impegno sempre attuale: educare alla pace»).
I giovani dovranno essere operatori di giustizia e di pace in un mondo complesso e globalizzato. Ciò rende necessaria una nuova "alleanza pedagogica" di tutti i soggetti responsabili. Il tema preannuncia una preziosa tappa del Magistero proposto da Benedetto XVI nei Messaggi per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, iniziato nel segno della verità (2006: «Nella verità la pace»), proseguito con le riflessioni sulla dignità dell'uomo (2007: «Persona umana, cuore della pace»), sulla famiglia umana (2008: «Famiglia umana, comunità di pace»), sulla povertà (2009: «Combattete la povertà, costruire la pace»), sulla custodia del creato (2010: «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato») e sulla libertà religiosa (2011: «Libertà religiosa, via per la pace»), e che ora si rivolge alle menti e ai cuori pulsanti dei giovani: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace».



Educare i giovani alla giustizia e alla pace

Messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della giornata mondiale della pace (1° GENNAIO 2012)

L’INIZIO DI UN NUOVO ANNO, dono di Dio all’umanità, mi invita a rivolgere a tutti, con grande fiducia e affetto, uno speciale augurio per questo tempo che ci sta dinanzi, perché sia concretamente segnato dalla giustizia e dalla pace.
Con quale atteggiamento guardare al nuovo anno? Nel Salmo 130 troviamo una bellissima immagine. Il Salmista dice che l’uomo di fede attende il Signore «più che le sentinelle l’aurora» (v. 6), lo attende con ferma speranza, perché sa che porterà luce, misericordia, salvezza. Tale attesa nasce dall’esperienza del popolo eletto, il quale riconosce di essere educato da Dio a guardare il mondo nella sua verità e a non lasciarsi abbattere dalle tribolazioni. Vi invito a guardare il 2012 con questo atteggiamento fiducioso. È vero che nell’anno che termina è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia; una crisi le cui radici sono anzitutto culturali e antropologiche. Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno.
In questa oscurità il cuore dell’uomo non cessa tuttavia di attendere l’aurora di cui parla il Salmista. Tale attesa è particolarmente viva e visibile nei giovani, ed è per questo che il mio pensiero si rivolge a loro considerando il contributo che possono e debbono offrire alla società.
Vorrei dunque presentare il Messaggio per la XLV Giornata Mondiale della Pace in una prospettiva educativa: «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», nella convinzione che essi, con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo.
Il mio Messaggio si rivolge anche ai genitori, alle famiglie, a tutte le componenti educative, formative, come pure ai responsabili nei vari ambiti della vita religiosa, sociale, politica, economica, culturale e della comunicazione. Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace.
Si tratta di comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita, suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del Bene. È un compito, questo, in cui tutti siamo impegnati in prima persona.
I responsabili dell’educazione
Educare alla verità e alla libertà
Educare alla giustizia
Educare alla pace
Alzare gli occhi a Dio

giovedì 29 dicembre 2011

Generazione uno e cinquanta

di Brahim Maarad
redattore presso Il Nuovo Quotidiano

L'integrazione tra i banchi di scuola

Io sono 1,50. Non è l'altezza. Anche se in effetti sono sopra solo di qualche centimetro. Uno e cinquanta è la generazione alla quale appartengo. Lo dice l'ultimo rapporto sui dati dell'immigrazione presentato dalla Provincia. Non sono di seconda generazione perché non sono nato qua. E non sono di prima generazione perché ero ancora piccolo quando sono venuto qua. Sono insomma una via di mezzo. Uno e cinquanta, appunto. Al di là dei numeri, delle percentuali e delle classifiche, ricordo ancora molto bene il mio primo giorno di scuola in Italia. Avevo dieci anni ed ero arrivato dal Marocco da un paio di settimane. In pratica se uscivo da casa da solo, correvo il serio rischio di perdermi. Ho iniziato in quarta elementare. Per la seconda volta: l'avevo già fatta in Marocco ed ero stato promosso a pieni voti. Ma lì si scriveva da destra a sinistra. Ricordo ancora il discorso di presentazione che ha fatto la maestra Elisabetta. Ricordo solo i gesti e la parola “piano”. Credevo parlasse del pianoforte. Solo dopo qualche settimana ho capito che intendeva dire che piano piano avrei imparato a parlare l'italiano e a comunicare con i miei compagni. In effetti il discorso non era rivolto a me. Era per i miei compagni. E' stato chiesto loro di aiutarmi in questo difficile percorso. E qualcuno lo ha fatto. A dire il vero lo hanno fatto quasi tutti. Ricordo ancora il mio primo vicino di banco: Nicholas. Nei primi giorni ci capivamo, o comunque arrivavamo al punto, solo coi gesti. Ora basta uno sguardo per capirci: abbiamo fatto elementari, medie e superiori insieme. Siamo amici. Così come sono amico di tanti altri miei compagni di classe dopo tredici anni tra i banchi. Ho imparato da loro tanto, a cominciare dalle prime parole di italiano. E credo abbiano imparato da me anche loro tanto: i musulmani non mangiano il maiale, digiunano per un intero mese e in Marocco non c'è solo il deserto. Credo che sia questa la vera integrazione. Quella spontanea, che avviene tra i banchi. Non sono indispensabili statistiche e progetti. Basterebbe fare capire ai piccoli che i diversi non sono poi così diversi. Che possono essere anche cari amici. Questo dovrebbero farlo i grandi. E forse è questo il problema. Io resto 1,50.

Articolo pubblicato su NQnews.it

sabato 24 dicembre 2011

Auguri! Oltre le barriere

di Giorgio Tufariello
Circolo MCL "Giacomo Lercaro" - farmacista -

In questi ultimi dieci giorni nel nostro Paese si sono verificati tre gravi eposodi. Il primo: un raid razzista a Torino dove ultrà con bastoni, spranghe e bombe carta hanno bruciato un campo rom, a seguito di una violenza prima denunciata e poi ritrattata da parte di una sedicenne. Il secondo: il tragico omicidio a Firenze di due senegalesi, a seguito di un gesto irrazionale di un folle razzista di estrema destra, verosimilmente ispirato da un'ideologia xenofoba alimentata in questi ultimi anni dal linguaggio violento di forze politiche e personalità pubbliche che hanno deliberatamente favorito il virus del razzismo e l'imbarbarimento della nostra società. Il terzo: il pestaggio a Bologna di un vecchio clochard da parte di cinque giovanissimi ragazzi.
Di conseguenza ritengo anch'io che sia il tempo di tradurre in leggi della Repubblica gli appelli del Presidente Napolitano per una vera integrazione, cominciando con una legge sulla Cittadinanza per i fligli degli immigrati regolari nati in Italia ed una nuova legge che permetta il diritto elettorale amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni (da alcune settimane mi sono attivato, insieme ad altri volontari, nella raccolta delle firme necessarie per il raggiumgimento degli obiettivi delle due relative proposte di legge).
Ha poi toccato la mia sensibilità la preghiera dei fedeli della S. Messa di ieri (domenica), che prevedeva anche quella per i popoli e le nazioni affinchè regni ovunque la giustizia e la pace nel rispetto dei diritti delle minoranze etniche, culturali e religiose.
I drammatici avvenimenti sopra ricordati ed il clima di odio e di paura che è presente da anni nel nostro Paese hanno portato la mia memoria al pensiero di un liberale conservatore, primo Presidente della Repubblica appena nata: Luigi Einaudi. Il 29 luglio del 1947 all'Assemblea Costituente egli pronunciò un discorso contenente queste parole che mi hanno colpito, che sembrano scritte oggi e che vorrei che tutti noi prendessimo come esemplare punto di riferimento:

Le barriere giovano soltanto a impoverire i popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ciascuno di essi uno strano ed incomprensibile linguaggio, di spazio vitale, di necessità geopolitiche e a far pronunciare ad ognuno di essi esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi che fossero lebbrosi e quasi il restringimento feroce d'ogni popolo in sè stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza.

E' con la speranza che in futuro le barriere ed i muri vengano sostituiti da ponti (come raccomandato anni fa da Papa Giovanni Paolo II) che porgo a voi ed alle vostre famiglie i miei più fervidi auguri per un Natale ed un nuovo Anno sereni!


L'Associazione Centro Studi Nuove Generazioni si unisce agli auguri ricevuti per un Buon Natale e Felice 2012 a tutto il Mondo.

domenica 20 novembre 2011

Note Tricolori

La musica che fa la storia d'Italia

Associazione Musicale Klavier e Associazione UCIIM organizzano la Lezione-Concerto intitolata


Mercoledì 23 Novembre 2011 - ore 17 - Auditorium del Liceo Musicale "G. Lettimi" in via Cairoli n. 44 di Rimini.

Musica per pianoforte a 4 mani eseguita dal Duo Klavier.
Musica dei piú famosi ed innovativi compositori italiani: Verdi, Rossini, Casella, Petrassi, Donizetti, Bellini. Un concerto per celebrare la patria nel suo 150° anniversario dall'unitá.

Introducono e suonano Davide Tura e Francesca Cesaretti.

INGRESSO LIBERO

Concerto dedicato all’anniversario dei Centocinquanta anni dalla nascita dell’Italia.
Celebrare la patria attraverso la musica, arte che tantissimi italiani, di tutti i tempi, hanno portato ai massimi livelli, è il modo migliore per rendere omaggio a quest’anno di ricorrenza.

Nel programma del concerto si compie un itinerario ricco di eventi, dalle musiche dei grandi compositori moderni che hanno cambiato l’espressione musicale (Siciliana e Marcetta di Petrassi, i Pupazzetti di Casella), alle più belle ouverture del Teatro d'Opera del XIX secolo (La Gazza Ladra di Rossini, Il Barbiere di Siviglia di Rossini, La Norma di Bellini, La Traviata di Verdi).


mercoledì 16 novembre 2011

Costituzione, Concilio e Cittadinanza:
Il grembiule e lo scettro

di Rocco D’Ambrosio
docente di Filosofia Politica e Responsabile della Didattica della Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma

Ripartendo dagli ultimi: No profit e dintorni

«Lo scandalo non è dire la verità, è non dirla integralmente, introdurvi una menzogna per omissione che la lascia intatta di fuori, ma le corrode, come un cancro, il cuore e le viscere», scriveva George Bernanos.

Un impegno di solidarietà e pace che non si ponesse il problema prioritario della costruzione della giustizia, della legalità si ridurrebbe a beneficenza, a fatto di buon cuore, fatto in sé apprezzabile, ma che non interviene, non modifica, non legge, non rende visibili le cause che producono povertà, bisogno, conflittualità ed emarginazione. Legalità e solidarietà sono i capisaldi indicatori, ma l'obiettivo non può che essere la giustizia. Per costruire legalità e giustizia vanno tutelate le diversità, senza omologazioni, la ricchezza autentica di tutti soggetti sociali, volontariato compreso. Non giova annullare la necessaria e indispensabile differenza tra volontariato, privato sociale, cooperazione e forme imprenditoriali.

Dalla parte degli immigrati

Dalla parte di coloro che credono che «la questione sociale si risolve sul piano del povero, non su quello del ricco, che l'ha creata», come insegnava don Primo Mazzolari. Non certo dalla parte di quei responsabili, specie di istituzioni culturali e religiose, che tacciono o misurano con il bilancino i propri interventi, che pensano più agli effetti politici del silenzio o delle proprie dichiarazioni che al difendere gli extracomunitari. Non certo dalla parte di chi tutela i poveri quando gli conviene (per ottenere finanziamenti e far carriera) e poi li abbandona se diventano troppo ingombranti o se il padrino politico legifera diversamente.

Dalla parte di chi accoglie dicendo pace a chi sbarca ed è disposto a fare un pezzo di strada con loro.



Solidarietà e politica
Slide dell'intervento del rev. prof. Rocco D’Ambrosio
docente di Filosofia politica e direttore della Didattica della Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma

La solidarietà: la situazione
1. una crescente chiusura verso gli altri
2. il razzismo e le sue diverse forme
3. la solidarietà a costo zero
4. l’utilitarismo e le tante forme di egoismo

Lorenzo Milani (1923-1967)
Poi insegnando imparavo tante cose. Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia. Dall’avarizia non ero mica vaccinato. Sotto gli esami avevo voglia di mandare al diavolo i piccoli e studiare per me. Ero un ragazzo come i vostri, ma lassù non lo potevo confessare né agli altri né a me stesso. Mi toccava essere generoso anche quando non ero. A voi vi parrà poco. Ma con i vostri ragazzi fate meno. Non gli chiedete nulla. Li invitate soltanto a farsi strada.
SCUOLA DI BARBIANA, Lettera ad una professoressa

Le esperienze di solidarietà diventano politica?
1. percorsi complessi dalla solidarietà alla politica…
2. il nodo istituzionale
3. il nodo della rappresentanza
4. l’impegno cattolico in politica tra coerenza e appartenenza

GIOVANNI PAOLO II (1920-2005): la solidarietà
La solidarietà nella Costituzione
E. Mounier (1905-1950): per suscitare una comunità di persone


martedì 15 novembre 2011

Ieri e oggi: il contributo delle donne nella vita politica-sociale per l'unità e lo sviluppo dell'Italia

Incontro a cura del CIF - Centro Italiano Femminile dell'Emilia Romagna

Sabato 12 novembre 2011 ore 9,15 - 13
Circolo Ufficiali di Presidio
Palazzo Grassi - Via Marsala,12 - Bologna

Il convegno si snoda dalla memoria storica di donne protagoniste spesso “invisibili e dimenticate” nella costruzione dell’Unità d’Italia alla presentazione di donne impegnate in politica nella nostra regione dal 1970 in poi con ruoli di alto spessore e si chiude con un momento di spettacolo dell’Attrice Maria Giulia Campioli “Così siam tutte… 150 anni di storia italiana”.

Dopo il saluto di Maria Chiara Annunziata della Presidenza Nazionale CIF,
Maria Lucia Xerry della Sovrintendenza Archivistica per l’Emilia Romagna parlerà di “Carte nascoste, carte svelate: primi esiti del censimento degli archivi femminili bolognesi.”

A seguire la relazione di due giovani ricercatrici, Mara Casale e Chiara Kolletzek, sul tema: “Donne Emiliano-Romagnole negli anni dell’Unità d’Italia: creature utili a sè, alla famiglia e alla patria”.
Chiara Kolletzek spiega: “nella ricerca che ho svolto con Mara abbiamo ricostruito il percorse che donne celebri e sconosciute hanno svolto dal Risorgimento fino ai primi del 900 con forti contributi al progresso della nazione. Ricorderemo donne imprenditrici come Irma Boni fondatrice della trattoria Boni, le modiste Adele e Olga Medini, una sportiva come Alfonsina Morini Strada, prima donna a partecipare al giro d’Italia e altre, tutte con voglia di partecipare ed esprimere capacità di innovare per una nuova Italia.”

Nadia Lodi presenta la ricerca “Nel segno della donna: figure femminili protagoniste nella recente vita politica regionale”. Trattasi del pensiero di donne che hanno operato in politica dal 1970 ad oggi con importanti incarichi.

Il convegno si chiude con un momento di spettacolo dell’Attrice Maria Giulia Campioli: “Così siam tutte…150 anni di storia italiana”. L’attrice così presenta il suo reading: “attraverso i miei testi presenterò la storia di donne che hanno fatto in modo “diverso” l’unità d’Italia, chi creando scuole, chi aiutando le donne carcerate, chi lottando sulle barricate”.


mercoledì 2 novembre 2011

Convegno annuale "Il Nuovo Amico" su
"Giustizia sociale e legalità"

L'inziativa è organizzata dal settimanale "Il Nuovo Amico"
in collaborazione con Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"

Interviene
DON LUIGI CIOTTI
al quale verrà assegnato il Premio giornalistico Valerio Volpini (7ª edizione)

GIOVEDÌ 3 NOVEMBRE 2011 ore 17
Urbino Anfiteatro Collegio Universitario
“La vela” (g.c.) - via Cappuccini, 1

Programma
Tema del Convegno: «Giustizia sociale e legalità»

Indirizzi di saluto
- Stefano Pivato
Magnifico Rettore Università degli Studi di Urbino
- Franco Corbucci
Sindaco Comune di Urbino
- Luca Bartolucci
Presidente Consiglio Provinciale Pesaro e Urbino
- Gianni Rossetti
Presidente Ordine dei Giornalisti delle Marche

• Relazioni
- Mons. Giovanni Tani
Arcivescovo di Urbino-Urbania-S. Angelo in Vado
- Francesco Zanotti
Presidente Federazione Italiana Settimanali Cattolici
- Raffaele Mazzoli
Direttore settimanale interdiocesano “Il Nuovo Amico”
- DON LUIGI CIOTTI
Presidente “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”

Consegna Premio Volpini

• Interventi
- Giuseppe Paolini
Sindaco di Isola del Piano
- Michele Altomeni
Referente “Fattoria della legalità” - Isola del Piano

Dibattito pubblico

Moderatore
- Vincenzo Varagona
Giornalista Rai e presidente Premio Volpini

Vi saranno numerose testimionianze di scuole, carceri, istituzioni in tema di legalità e tutte riconducibili all'intensa attività di don Ciotti. Ci sarà un breve intervento a testimonianza della attività della nostra Associazione Centro Studi Nuove Generazioni.
A Urbino don Ciotti venne già nel 1987 (quasi 25 anni fa) sempre invitato dalla Chiesa locale.

Il "Premio giornalistico Valerio Volpini" è promosso dal settimanale "Il Nuovo Amico".
Lo scopo è quello di valorizzare la realtà della comunicazione locale, la diffusione delle informazioni e la conoscenza del giornalismo come servizio al cittadino.

L'iniziativa si svolge sotto il Patrocinio di:
Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” - Comune di Urbino - Comune di Isola del Piano - Presidenza del Consiglio Provinciale di Pesaro e Urbino - Ordine dei Giornalisti delle Marche - Circolo della Stampa di Pesaro - Federazione Italiana Settimanali Cattolici - Unione Cattolica Stampa Italiana Marche - Arcidiocesi di Urbino - Arcidiocesi di Pesaro - Diocesi di Fano - Scavolini Volley - Rosso Zingone.

con il sostegno di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro
Fondazione Cassa di Risparmio di Fano




L’Aquila: l’Agorà terremotata
di Alessandra Paciotti e Timoteo Tiberi

Dopo i primi mesi di scandali, commenti e interventi politici, gli italiani sono tornati alla loro solita attività, l’Indifferenza, e la voce de l’Aquila è divenuta sempre più flebile, fino a scomparire dai pensieri dei connazionali. Perciò abbiamo deciso, da veri giornalisti, di recarci personalmente nel capoluogo abruzzese e far luce sulla situazione della città.
Per capire cosa fosse veramente L’Aquila non potevamo prescindere dall’incontrare i suoi cittadini. Quindi abbiamo scelto di incontrare degli studenti, come noi, del Liceo Cotugno.
Ci hanno accolto dei ragazzi di 4ginnasio, di 2 o 3 anni più piccoli di noi, e ciò ci ha permesso di comprendere le vere problematiche, e allo stesso tempo, le potenzialità di questi ragazzi. Infatti nonostante fossero più piccoli di noi hanno dimostrato una grande maturità, prova di quanto l’esperienza del terremoto fosse stata sì traumatica ma anche utile per sensibilizzarsi a quelli che sono i problemi reali della vita.
Dal dialogo è emerso che a mancare, oltre agli agi di una casa propria, sono soprattutto i centri di aggregazione, le piazze e i luoghi di ritrovo per ragazzi, adulti e anziani.
Ogni città è costituita da due reti, una infrastrutturale-strutturale e una sociale; a L’Aquila il terremoto ha distrutto la prima, e il fatto che gli aiuti prestati non mirassero minimante alla salvaguardia della seconda, l’ha fatta crollare.
La nuova Agorà è malinconicamente il centro commerciale. Infatti attualmente è l’unico luogo di ritrovo, dove a parlare sono le pubblicità, gli slogan di un mondo perfetto e, se non fosse per le macerie fuori dalla porta, avrebbe quasi convinto gli aquilani.
Curiosi, siamo andati a visitare i quartieri del progetto C.A.S.A e ci siamo resi conto di quanto siano, più che quartieri, dormitori: infatti sono del tutto sprovvisti di servizi, negozi e locali. Basti pensare al fatto che la sala della circoscrizione, il bar e la chiesa siano tutti riuniti in un unico tendone al centro del quartiere.
Gli anziani sono i più colpiti da questa disattenzione verso i bisogni del cittadino: non ci sono farmacie e molti di loro hanno subito incidenti per una cosa banale, come l’andare a comprare il giornale. Infatti l’edicola è a 1 km di distanza, sulla nazionale.
Le case costruite non sono di proprietà della famiglia residente, ma rimangono della protezione civile. Quindi la casa non è più il rifugio sereno e sicuro ma fonte di continue incertezze dato che in qualsiasi momento si può essere ricollocati o sfrattati. Le case non si possono personalizzare cambiando l’arredamento e i piatti su cui stai mangiando ora un domani potrebbero essere usati da un’altra famiglia.
In conclusione, per ricostruire L’Aquila di mattoni e cemento si stanno distruggendo gli aquilani, cioè quel L’Aquila di persone e rapporti.



Riparatori di giustizia - Energie, memoria e responsabilità contro le mafie


Esortazione civile per la raccolta fondi per il recupero della casa confiscata alla ‘ndrangheta a Cermenate.
Proseguiamo nel territorio un percorso di formazione popolare contro le mafie nelle costruzioni, nel credito, nel mondo del lavoro e nella società.

Lunedì 14 novembre 2011, ore 10
Camera di Commercio Svizzera in Italia, sala Meili – via Palestro 2, Milano

Per presentare e sostenere l'iniziativa interverranno Maria Falcone, il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, il segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, l'avvocato Umberto Ambrosoli, il presidente di Banca Popolare Etica Ugo Biggeri e il direttore del quotidiano “La Stampa” Mario Calabresi.


sabato 15 ottobre 2011

L'universalismo di Dante
nella formazione dell'identità europea

di Alessandro Ghisalberti
Ordinario di Filosofia teoretica e Direttore della “Rivista di Filosofia Neoscolastica” dell'Università Cattolica di Milano

Articolo su Dante e l’Europa, pubblicato nei Quaderno n. 5 dell’ASSBB, “Alla ricerca delle radici della nostra cultura”, maggio 2011.

"È una lettura un po' nuova di un tema attualissimo!"

Parlare di Europa ai tempi di Dante significa assumere una consapevolezza preliminare, dovuta anche quando si parla di Italia nell’età di Dante, ossia si deve essere consapevoli del rischio di caricare i due termini, Europa e Italia, di una valenza geopolitica che in quel tempo non possedevano; eppure Dante è certamente tra i formatori dei valori che nel tempo l’Europa delle nazioni farà propri, così come fondamentale è stato il contributo del poeta fiorentino nel corso dei cinque secoli successivi alla sua morte alla formazione dello stato italiano unitario, della cui nascita ricorre quest’anno il 150° anniversario. In particolare la lingua toscana e la poesia di Dante sono stati riferimenti decisivi nei secoli a forgiare la storia della letteratura e cultura d’Italia, anche quando l’Italia unita non c’era ancora, ma si parlava l’italiano e nel mondo si diffondevano l’arte, la musica, i costumi italiani.
Senza cadere in antistorici anacronismi, intendiamo ripercorre un itinerario non alla ricerca di un precursore, ma meglio si direbbe di un “formatore”, volto cioè a far emergere elementi forti calati nel pensiero e nelle azioni di Dante veicolanti la coscienza di una comune patria ideale transnazionale.

1. Dante, Firenze e l’Europa
Firenze è pertanto il simbolo stesso della civitas, dei valori che devono appartenere a qualunque città dell’Europa cristiana, e, secondando l’impegno dell’autore della Monarchia, di ogni cittadino, di ogni persona in cui è attivo l’intelletto possibile. E ciò nonostante l’amata lingua volgare fiorentina, che, nella percezione lungimirante che Dante mostra di avere circa la variazione delle lingue nel corso della storia, lungi dall’ostacolare, consente alla patria universale di accogliere al suo interno la pluralità linguistica e le identità storiche particolari. Ricordiamo che al tempo di Dante la lingua comune delle istituzioni e degli intellettuali restava il latino, lingua in cui egli stesso scrisse significativamente, ma in un certo senso anche contraddittoriamente, un trattato a difesa del volgare nobile (De vulgari eloquentia).

2. Romanesimo e cristianesimo nelle opere di Dante
È nota la dichiarazione che Dante fa all’inizio del secondo libro della Monarchia, a proposito dell’avvenuto cambiamento circa una valutazione politica: un tempo si era convinto che il popolo romano avesse conquistato il mondo con la forza delle armi, mentre in seguito cambiò opinione, perché capì che tutto era avvenuto per un preciso disegno della Provvidenza.
Con una vertiginosa sintesi Dante parla di Roma celeste, di Roma come Paradiso, così come tante volte nella letteratura patristico–cristiana si era parlato di Gerusalemme, della “Gerusalemme celeste” come del Paradiso. Nel canto XXXII del Purgatorio per tutti i giusti Dante preconizza una cittadinanza in Roma–Paradiso, alla consumazione di tempi:
“Qui sarai tu poco tempo silvano;
e sarai meco sanza fine cive
di quella Roma onde Cristo è romano”.
Nella parte finale del trattato sulla Monarchia, Dante osserva che l’uomo, essendo provvisto di una duplice natura, fisica e spirituale, ha pure un duplice fine da realizzare, ossia la felicità terrena e la felicità eterna. L’autonomia del potere temporale da quello spirituale non toglie che sia necessario un coordinamento: l’imperatore deve usare verso il pontefice quella riverenza che il figlio primogenito deve al padre, e ciò in virtù del fatto che la felicità terrena è per molti aspetti ordinata al conseguimento di quella eterna . Viene così ribadita la gerarchia medievale dei fini, non per una comoda correzione di rotta, quasi a voler rimediare l’eccessiva divaricazione proiettata verso il dualismo, bensì per sollecitare una modalità giusta di intendere sul piano operativo le conclusioni raggiunte a livello speculativo.

3. Dante traccia i confini ideali dell’Europa
Ricordavamo prima che, nell’epistola VII, Dante scrive ad Arrigo VII “che il glorioso potere dei Romani né da limiti dell’Italia né dal termine della tricorne Europa è ristretto”: tricorne, ossia approssimativamente triangolare, dalla linea del Don alle colonne d’Ercole, alle isole britanniche.
Il termine orientale dell’Europa è costituito dai monti della Troade (“lo stremo d’Europa”), da cui mosse l’aquila imperiale, seguendo il viaggio di Enea, che da Ilio approdò ai lidi del Lazio; l’occidente è dato dalle coste atlantiche della Castiglia, in cui si situa Calaruega, la città natale di San Domenico:
In quella parte ove surge ad aprire
Zefiro dolce le novelle fronde
di che si vede Europa rivestire” (Pd XII, 56-48)
La Spagna è l’Occidente dell’Europa, dove il dolce vento di ponente, Zefiro, soffia nella stagione primaverile, quando gli alberi mettono le fronde. Ma le coordinate geografiche acquistano un forte significato simbolico, quello per cui Francesco nascendo ad Assisi, e sorgendo come un sole splendente, fa sì che “chi d’esso loco fa parole/ non dica Ascesi, che direbbe corto/ ma Oriente, se proprio dir vuole” (Pd XI, 52-54). E Calaruega, la città di Domenico, non lontana dal golfo di Guascogna, aperto sull’oceano Atlantico, situa l’Occidente “non molto lungi al percuoter de l’onde/ dietro a le quali, per la lunga foga,/ lo sol tal volta ad ogni uom si nasconde” (Pd XII, 49-51). E’ passato quasi un secolo rispetto agli anni della stesura del poema, da quando la geografia d’Europa è stata rinnovata nei suoi confini simbolici da due grandi campioni dello Spirito: dall’Oriente di Francesco, tutto serafico nell’ardore della carità, e dall’Occidente di Domenico, maestro di sana dottrina, che “in picciol tempo gran dottor si feo” (Pd XII, 85). In questa Europa contrassegnata da confini simbolici, ma suscitati dalla carica dello Spirito, costruiscono la propria cittadinanza civile e religiosa gli uomini e le donne del secolo di Dante.

Un bilancio del percorso che abbiamo sviluppato, con l’intenzione di volere essere il più possibile fedele e corretto interprete del pensiero di Dante circa il tema dell’Europa, ci fa constatare come Dante sia un autore estremamente difficile, a causa della straordinaria ricchezza ed insieme della enorme complessità delle sue opere. Gettando uno sguardo a ritroso su ciò che abbiamo fatto emergere, si nota subito come tutti i problemi che abbiamo enucleato contengano una forte marcatura autobiografica, un intreccio forte tra biografia e opera. La sua esaltazione dei valori universali di un Impero che storicamente aveva perso molto terreno, la celebrazione della missione di Firenze, che nel presente storico era invece segnata da grandi corruzioni, la difesa dei valori nobili della tradizione in un momento in cui dominavano i mercanti, i banchieri, i costumi immorali su ogni fronte, ci fanno cogliere un Dante carico di una dimensione profetica, nel senso di un portatore di valori straordinari, superiori alla percezione ordinaria, della diffusione dei quali egli si sente investito in seguito a una visione, a un mandato dall’alto, lo stesso che l’ha autorizzato a compiere l’audace viaggio nei tre regni ultraterreni nella Commedia. Nel caso del pensiero politico universalistico, transnazionale, Dante appare quasi “profeta di sé stesso”, ossia autorizzato a ciò dalla propria storia famigliare (vedi i Canti di Cacciaguida), dalla personale vicenda di esule per troppo amore degli ideali puri della politica, dall’autopercezione delle proprie capacità intellettuali che lo fanno sentire un diverso, con una marca di eccezionalità che lo inquieta ed insieme lo carica di responsabilità.
Può, questo percorso dantesco, essere di aiuto nel ripensare l’unità europea di oggi? Certamente, se fissiamo lo sguardo sulla sua visione delle radici comuni della civiltà europea, che affondano nell’Europa medievale. Ricordiamo che la novità di questa, la destinale sintesi di romanesimo e cristianesimo, aveva comportato un cambiamento nella geografia, che era cambiata rispetto a quella dell’impero romano, il quale comprendeva il Nord Africa e grosse porzioni di Asia, dunque non era l’Europa. L’importante sono le affinità che accomunano le nazioni europee, quelle che ancora oggi uniscono gli spiriti nella tensione verso valori ideali condivisi (libertà, giustizia, solidarietà) dalla umanità europea, più di quanto non li separino i confini nazionali, le identità linguistiche o i particolarismi geopolitici.
All’Europa delle nazioni affiancherei un valore aggiuntivo, quello dell’Europa dello Spirito, termine con cui esprimerei le coordinate identitarie, identificative dell’appartenenza all’Europa, o anche quella che si potrebbe dire l’anima dell’Europa. Dante ha abitato tre luoghi: Firenze, le città d’Italia che lo hanno ospitato esule, l’universalismo europeo inteso come l’Impero, che abitò con indomita tensione ideale. Ecco i tre luoghi dell’Europa di Dante, cui appartenne senza essere proprietà esclusiva di nessuno, perché egli fu un europeo che ha abitato quella terra che è la vita interiore, quella dimensione vitale che chiamiamo anima, che fa pulsare fortemente, accanto alla vita del corpo, la vita dell’uomo interiore, la vita dello Spirito, fonte della comunione tra i popoli e capace di suscitare identità forti e durature.

sabato 3 settembre 2011

Libera scelta di giustizia

Questa sera, 3 settembre 2011 dalle 20:30 in Piazza Cavour a Rimini presso alcune selezionate cantinette della Vecchia Pescheria, si svolgerà l'iniziativa "Libera scelta di giustizia - Cena con prodotti Libera e testimonianze", quale evento all'interno del Mercatino del Libro Usato organizzato dal Circolo ACLI Società Libraria.
 
 
L'Associazione Centro Studi Nuove Generazioni ha fornito il suo contributo per l'iniziativa, anche a seguito di questi interventi già pubblicati sul nostro sito:

Contrastare la criminalità organizzata

a cura di di Carlo Pantaleo
Presidente Associazione Centro Studi Nuove Generazioni
Nove comportamenti contro l'illegalità
Appello del "Comitato dei lenzuoli"

Sicilia: goccia dopo goccia, una Terra da rigenerare

di Giulia Ceccarelli

lunedì 1 agosto 2011

Referendum: il fattore CIC
(Corrida, Internet, Chiesa)

di Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese
Direttori di "Prospettiva persona"
da La Tenda n.6 - Giugno 2011


Il fattore CIC non è “Compagnia Italiana Costruttori”, ma la combinazione di tre aspetti che mi pare abbiamo deciso il risultato del referendum.
Innanzitutto si è visto in atto il metodo Corrida (C): agitare il drappo rosso davanti al toro per eccitarlo, ossia paventare alla gente un grande pericolo di democrazia e di sopravvivenza per ottenere l’effetto di individuare il nemico sicuro, con un volto e un nome, eliminato il quale, tramite referendum o in qualunque altro modo, ci si salverà. E ciò sorvolando sul contenuto in discussione. La politica populista si nutre di qualunquismi e contrapposizioni ideologiche che liberano dalla fatica di pensare e soppesare ciò che è meglio e orientano verso una opinione pubblica di massa. Il risultato è che non ci si confronta; si afferma o nega, si difende o si attacca.
Vi è stato poi il trionfo di Internet (I). Se gli studiosi hanno rilevato la centralità della radio per la vittoria del nazismo, oggi quello strumento appare desueto: il quarto potere manipolatore è ormai di internet e passa via cavo, surclassato dal rapporto interpersonale virtuale, dal passaparola, con cui puoi esprimere le tue forti convinzioni mettendoci la faccia. Lo si è constatato nel Nord Africa e il referendum l’ha confermato. L’altro del messaggio e mail non è la voce asettica e lontana della radio, ma l’amico di cui ti fidi, che ti consiglia di votare in un modo piuttosto che in un altro perché lui o lei lo fa con convinzione. Effetto trascinamento. Nei computer di casa sono arrivate decine e decine di messaggi in cui l’amico si confessa convintissimo e si raccomanda di votare come lui vota per il bene dell’Italia, naturalmente…
Il terso fattore è la Chiesa (C). Usarla a proprio piacimento è abitudine consolidata di chi raccoglie ciò che è comodo e scarta o sottace ciò che disturba nelle parole del Magistero. D’altro canto parlare sotto elezioni, dando indirette e chiaramente allusive indicazioni di voto, è pure un modo di entrare a gamba tesa nel dibattito. Si è tanto criticato il collateralismo, ritenendolo responsabile dei guasti di certa politica, ma è davvero meglio che parlino i vescovi piuttosto che – come un tempo – i laici direttamente implicati nella cosa pubblica? Dove sta la proclamata assunzione di responsabilità di laici che in prima persona dovrebbero mediare tra l’ispirazione della fede e il realismo della mediazione politica? Vescovi e cardinali eminenti, sulla base della divisone bipolare degli schieramenti in cui confluiscono i cattolici di destra o di sinistra, hanno finito col preferire di strizzare l’occhio direttamente agli elettori e la tanto proclamata titolarità dei laici raccomandata insistentemente dal Magistero è stata surclassata. Tant’é.
A tutti noi restano i problemi dell’Italia. Passato il fattore CIC, si potrà finalmente discutere seriamente e pacatamente, calcolando e ponderando investimenti e guadagni, per vedere se convenga di più al Paese una cosa o l’altra? Lo speriamo giacché… non è mai troppo tardi.

giovedì 14 luglio 2011

Le città del vino in Vaticano

di Alfredo Monterumisi
Esperto in turismo enogastronomico

Domenica 19 giugno il Papa ha fatto visita alla Repubblica di San Marino e poi è andato a Pennabilli nella cittadina del Montefeltro. È stato un evento eccezionale che potrebbe far cambiare la mentalità e guardare con più interesse all’entroterra. Mercoledì 25 maggio invece, una rappresentanza di Sindaci Amministratori delle Città del Vino Italiane ha incontrato il Santo Padre in Vaticano per consegnargli una bottiglia magnum de “Il Taglio per l’Unità”, un vino appositamente realizzato per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Anche questo è stato un importante evento straordinario e un segnale positivo. Essere Città del Vino vuol dire far parte di una grande rete che unisce molte diversità, territori differenti e lontani fra loro, accomunati da un unico forte sentimento di appartenenza e di voglia di valorizzare e migliorare il proprio territorio. Simbolicamente lo si può fare anche consegnando al Papa una bottiglia commemorativa, nella quale è racchiuso il senso stesso che ogni Città del Vino coltiva. San Marino e Rimini, assieme ad altre cinque località della provincia, sono riconosciute Città del Vino, anche se sono in pochi a saperlo; Verucchio poi ha ricevuto di recente un altro importante riconoscimento col vino di “Casa Zanni” il quale ha ottenuto una medaglia d’oro e una d’argento dal giudizio espresso dagli esperti che analizzano il vino nel Concorso Enologico Internazionale “Selezione del Sindaco” giunto alla X edizione, un concorso in cui l’azienda produttrice partecipa assieme al Comune “Città del Vino”.

L’Associazione Nazionale è una istituzione riconosciuta dallo Stato, nel 2001 ha pubblicato il primo manuale operativo sulle Strade del Vino curato dal sottoscritto, uno strumento didattico ritenuto utile per superare il vecchio metodo di interpretare il turismo e un nuovo esempio di promozione turistica a livello distrettuale per oltrepassare i confini amministrativi e le vecchie mentalità che non portano da nessuna parte. Il manuale è nato dall’esperienza riminese e non toscana o piemontese zone più conosciute in questo settore. Tale studio mi portò a ricoprire il ruolo di direttore delle Città del Vino dell’Emilia Romagna. Ultimamente sono avvenuti altri fatti che ci dovrebbero fare riflettere. Nell’ultimo esame di maturità il titolo più gettonato della prova di italiano è stato il tema sul cibo, ciò sta a dimostrare il grande interesse che nutrono i giovani per l’alimentazione. Il format che preferiscono è lo “snapper” (snac+cena), amano frequentare i luoghi ad hoc e di tendenza come i “wine bar” dove consumano merende golose fatte di piccoli taglieri di prodotti tipici, oppure assaggiare quelli del territorio, o i “finger food” accompagnati da calici di vino locale di qualità. Poi c’è chi organizza viaggi vacanza per fare “food shopping” per andare direttamente “alla fonte” della filiera per acquistare e assaggiare i prodotti tipici in azienda, recarsi nelle botteghe artigiane che operano in ambienti particolarmente suggestivi (vedi “E Mazèl” a Verucchio), visitare cantine consortili accoglienti, spacci cooperativi o nei sempre più numerosi “food store” come doveva essere la “Domus di Bacco” al Museo della Città di Rimini, un luogo che serviva per invogliare i turisti a visitare il territorio dell’entroterra. Tra le varie occasioni di turismo enogastronomico esistono anche le “sagre esperenziali” dove vengono presentati i nuovi vini come durante “Passaggi di Vino” o le produzioni di nicchia come avviene in occasione della manifestazione “Festa del Pane, dell’Olio e del Vino” organizzata dal gruppo dei giovani di “Nuove Generazioni”.

Tutto ciò sopra descritto emerge leggendo anche il IX Rapporto Osservatorio Enoturismo presentato di recente a Roma dal Censis Servizi. Il Presidente del Censis De Rita, componente del Comitato Scientifico del Piano Strategico del Comune di Rimini, in una recente intervista a fatto notare che in pochi anni il vino da elemento di vita quotidiana, al quale si dava un valore di semplice alimento è cambiato, inoltre ha aggiunto: “Si cercava dai contadini quello più buono e poi si provava il piacere di imbottigliarlo a casa, stando attenti al far della luna. Una ritualità quasi del tutto scomparsa. Adesso dalla ricerca del vino del contadino si è passati alla ricerca del brand, del marchio, dell’etichetta “giusta”. Un’etichetta che dia sicurezza e così abbiamo imparato di nuovo ad andare a cercare il vino direttamente dal produttore”. La cultura politeista che si avverte leggendo il “IX Rapporto” viene confermata da De Rita.
Il vino affascina per la sua diversità e per la moltiplicazione dell’offerta, rappresenta un grande valore per i territori, stimola la curiosità, il voler conoscere, sapere, scoprire e visitare, tutti elementi che coinvolgono i “Turisti Amanti della Conoscenza”, cioè il 50% del turismo internazionale. Inoltre in questi giorni il professor Attilio Gardini, direttore del Master Universitario sul Turismo dell’Università di Bologna, dove ricoprivo il ruolo di titolare del Modulo in Turismo Enogastronomico, ha pubblicato su questo quotidiano un’analisi su coloro che frequentano per la vacanza Rimini. Col suo intervento cercava di spiegare che gli eventi non pagano più come in passato, perché sono già stati sfruttati abbondantemente nel dopo mucillagini. Ha fatto notare che esistono segmenti di mercato turistico che a Rimini vengono trascurati, mentre invece potrebbero fare aumentare il fatturato, produrre un minore carico antropico e sviluppare un maggiore indotto nel territorio (shopping, visite all’entroterra, enogastronomia, musei, spettacoli, ecc.). Queste valutazioni analitiche rispecchiano la nostra realtà, però hanno scatenato una reazioni denigratoria da parte della classe politica che dimostra arretratezza. Negli ultimi dieci anni il turismo è stato governato da incapaci, basta osservare quello che sta avvenendo nei lidi veneziani dove le presenze aumentano ogni anno. Pur di non ammettere di avere sbagliato strategia ci stanno trascinando sempre più in basso. “Speriamo che ce la caviamo”.


L'articolo è stato pubblicato dal quotidiano "La Voce di Rimini" del 11 Luglio 2011